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Ho scelto questa specialità proprio perché ero interessata a poter offrire un soccorso, un aiuto immediato al paziente più acuto. Quindi diciamo l’urgenza è sempre stato il mio interesse centrale. Sono stati 12 anni, nei quali mi sono confrontata con situazioni molto critiche e, naturalmente, con la morte. Devo dire che lì per poterci stare è necessario tanto aiuto e supporto. Io ritengo che per noi anestesisti e rianimatori, per poter stare a lungo in un ambiente di questo genere è necessario un supporto psicologico, intendo dire, per tutti i medici che svolgono questo delicato ruolo. Infatti i team di psicologi sono previsti, perché si è a troppo stretto contatto con la morte e con situazioni così drammatiche, che richiedono una rivisitazione continua. Quando sei li ti poni una serie di problematiche, del tipo, ma io so fare il medico… la medicina funziona o non funziona. Per cui a mio avviso, al di là del supporto, anche il ricambio è fondamentale. Poi ho proseguito la mia esperienza prendendo la direzione di alcune camere operatorie, dove seguo i pazienti chirurgici, nel pre e nel post operatorio. Un aspetto importante della nostra professione è la gestione del dolore nel post operatorio, sul quale ci sarebbe da dire tanto e di più. Il dolore è veramente un campo la cui gestione è assolutamente non curata, non capisco perché… anzi lo so, se vuole il mio parere, io penso che ci siano motivi soprattutto di ordine economico.

L’ha vista crescere questa professione? È migliorata la statistica di tutti quei casi di emergenza di cui lei parlava prima? Ha visto crescere i risultati positivi?

Direi assolutamente di sì.

Questa crescita è legata soprattutto a cosa? Ad una maggiore professionalità umana, ad una maggiore adeguatezza delle strutture, alle sempre più sofisticate tecnologie, o ai farmaci?

Io direi sicuramente a tutte queste cose insieme. Sicuramente ad una professionalità sempre più adeguata, ma anche al supporto della tecnologia. Basti pensare ai sistemi di ventilazione artificiale, una volta garantivano al paziente un tipo di ventilazione, in qualche modo antifisiologica, invasiva. Oggi invece sono talmente sofisticati, talmente adattati alla situazione del paziente, per cui è come dire che sostituiscono il suo respiro, quel particolare respiro in quella particolare condizione. Questo sicuramente ha aiutato moltissimo.

 
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