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pancreas negli ultimi dieci anni è in aumento, ma la frequenza con la quale noi operiamo questi pazienti è un po’ diversa da quella che è l’incidenza statistica epidemiologica, perché essendoci noi occupati di questo argomento, abbiamo finito per attrarre l’interesse delle medicine, o della gastroenterologia o dei gruppi che si occupano delle malattie del fegato e del pancreas. Complessivamente, fra tutte le malattie benigne e maligne del pancreas, abbiamo operato oltre 50 casi, e di questi un po’ meno della metà erano tumori primitivi del pancreas. Questo dato la dice lunga sul fatto che il nostro Reparto è divenuto, negli anni, un centro in cui fare afferire numerosi casi, tanto che, il nostro direttore di dipartimento attualmente, il professor Francesco Vietri, ha chiesto alla regione Lazio, in virtù di questa nostra qualificazione, di istituire presso questo Dipartimento, il Centro di Riferimento per la Chirurgia del Pancreas su Roma. Abbiamo avuto, nell’ultimo anno, oltre 22 casi di tumore del pancreas, e pensi che, affinché si possa parlare di “centro di eccellenza” rispetto ad una patologia, si deve avere trattato almeno 10 casi.

Partendo da questi numeri, può fornirci dei dati rispetto alla risoluzione dei casi trattati?

La caratteristica che ci ha contraddistinti, che poi riflette molto quello che è l’indirizzo generale della letteratura, e di tutti i chirurghi, non solo nel Lazio, ma in Italia ed in Europa che si occupano di questo tipo di chirurgia, è che con l’aumentare dell’esperienza, con l’aumentare del volume di chirurgia che i centri fanno, aumenta la cosiddetta resecabilità del tumore. Vale a dire, più uno diventa esperto, maggiori sono i casi complessi che riesce a operare. La chirurgia, nel tumore del pancreas, finisce per essere la terapia con la più alta possibilità di miglioramento dei risultati. Le statistiche mondiali dicono che solamente il 30% dei pazienti che si presentano con tumori del pancreas, sono operabili. Quindi questo la dice lunga sul fatto che è un tumore talmente subdolo, che quando si manifesta, è già ampiamente diffuso. Però, mentre fino a 15 anni fa la mortalità per questo tipo di intervento, che è considerato, sicuramente, nell’ambito della chirurgia addominale, l’intervento più complesso, era attestata intorno al 20% o 25% dei casi, oggi, nei centri di riferimento, italiani, europei e internazionali, la mortalità oscilla fra il 2 e il 5%.

Questi numeri incoraggianti, li può riferire anche alla vostra esperienza?

Le posso dire che negli  ultimi 50 casi da noi operati, dal 2001  fino ad oggi,  non abbiamo avuto mortalità operatoria.

 
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