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Al Policlinico Umberto I, lei ritiene che ci si siano gli strumenti necessari per lavorare bene, o è carente da questo punto di vista?
Devo dire che gli strumenti ci sono tutti. Nel bene e nel male, ho un grande ed assoluto rispetto di questo nostro Policlinico Universitario. Le potenzialità e le professionalità che esistono in questa struttura credo che non esistano in nessun altro dei policlinici italiani. Bisogna solamente resettare un po’ tutto il sistema.
Possiamo quindi affermare che l’involucro merita di essere approntato meglio, ma dentro c’è assoluta qualità?
Assolutamente sì, e di altissimo livello. Lei consideri che in questo mio progetto ho voluto inserire alcuni colleghi, ai quali ho sollecitato l’interesse per questo tipo di patologia, e tutti ne sono rimasti veramente contenti e soddisfatti. Siamo un gruppo di persone che collabora, perché il chirurgo non è l’unico elemento di necessità per portare a termine i progetti. Le cito una figura, per esempio, quella del radiologo. Nel nostro caso, il professor Gianfranco Gualdi, con quale io collaboro, ha messo a punto una tecnica di immagine che veramente ha fatto cambiare moltissime delle mie procedure terapeutiche, la sua esatta diagnosi mi ha consentito di mettere a punto, molti dettagli, prima dell’intervento chirurgico; perché lei potrà ben capire, sapere prima quante armi ha il nemico, rende molto più facile la battaglia.
Luigina Dinnella
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