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CALCOLO RENALE


Il calcolo renale può insorgere a qualsiasi livello del tratto urinario, soprattutto nel rene, ed è un problema clinico frequente nella popolazione, soprattutto di  sesso maschile. La predisposizione familiare ed ereditaria alla formazione di calcoli è frequente. La maggioranza dei calcoli, circa il 65-70%, contiene calcio. Sebbene esistano molte cause, i calcoli renali si formano in gran parte in seguito ad infezioni di batteri che scindono l’urea convertendola in ammoniaca. Le sedi favorite di formazione sono i calici renali, la pelvi e la vescica. Se si formano nella pelvi renale essi tendono ad essere piccoli, avendo come diametro 2-3 mm in media. Spesso in un rene si possono trovare calcoli multipli. Restano da considerare i calcoli secondari, la cui genesi è manifestamente una conseguenza di due condizioni morbose molto spesso associate nelle vie urinarie: il ristagno d’urina e l’infezione. I calcoli sono importanti soltanto quando ostruiscono il flusso urinario oppure causano un danno tale da produrre ulcerazioni e sanguinamento. Essi possono anche essere presenti senza produrre alcun sintomo e alcun danno renale significativo. In generale, i calcoli più piccoli sono pericolosi, perché possono passare negli ureteni provocando un attacco doloroso (una delle forme più intense di dolore), noto come colica renale e, allo stesso tempo, ostruzione ureterale. I calcoli più grandi, non possono penetrare negli ureteri ed è più probabile che rimangano silenti nella pelvi renale.

I sintomi della litìasi permettono una diagnosi immediata. Il quadro clinico non lascia luogo a dubbi quando i disturbi sono direttamente riferibili all’emissione di uno o di più calcoli con l’urina, ma anche quando un paziente affetto da dolori lombari sia colto improvvisamente da una tipica colica dell’uretere e con questa emetta sabbia renale o renella. Talvolta il calcolo rimane latente fino al momento in cui un esame radiologico eseguito per altre indicazioni (solitamente per dolori riferiti alla colonna lombare) ne rivela la presenza inattesa. Perciò ogni piuria di non chiara origine richiede imperativamente l’accertamento urografico. Le dimensioni stesse dei calcoli non costituiscono un criterio sufficiente per formulare una prognosi: difatti vi sono concrezioni cospicue che rimangono a lungo tollerate, mentre altre di minori dimensioni possono costituire una immediata minaccia per il rene qualora siano complicate da pielite settica oppure ostruiscano l’imbocco dell’uretere. I calcoli renali e ureterali possono essere trattati in alcuni casi con Litotrissia extracorporea ad onde d'urto, tecnica con la quale vengono frantumati in elementi più piccoli, escreti attraverso l'urina. Oppure, se sono di notevoli dimensioni, necessitano di terapia chirurgica.

La chirurgia della calcolosi renale deve proporsi come prima finalità la conservazione del rene, mediante interventi che permettano di estrarre con minimo danno i calcoli situati nel bacinetto e nei calici. Questo criterio conservativo non si può sempre mettere in pratica e soprattutto diventa inattuabile quando l’operatore si trova in presenza di complicazioni settiche che hanno già determinato gravi ed irreversibili alterazioni del parenchima renale. Ma ciò non toglie validità al principio che la nefrectomia per litìasi si deve soltanto eseguire nei casi di assoluta necessità.

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